Media strategy, occorre un approccio completo.

Sull’annosa questione “owned vs. paid media” vi propongo queste riflessioni, che ho liberamente tratto e tradotto da un bell’articolo di Anandita Gupta.

Anche se il panorama mediatico odierno si evolve per superare i confini del mondo fisico e abbracciare un universo virtuale quasi onnipresente nel 21° secolo, i punti di contatto del coinvolgimento dei clienti e il modo in cui i marchi si impegnano con i propri stakeholder stanno cambiando dinamicamente. Con l’ascesa degli influencer sui social media, delle parole chiave, del SEO e dell’ecosistema dei media digitali (con gli algoritmi e l’intelligenza artificiale), i mezzi tradizionali di promozione sono in via di ridefinizione. Tuttavia, dal punto di vista dei brand, continua a infuriare il dibattito intorno all’annosa questione “earned Vs. paid media engagement” e la necessità di comprenderla è oggi più stringente che mai.

Iniziamo con le definizioni di base:

“Organic media” sono tutti gli approcci di marketing in cui non si spende per fare pubblicità e hanno due componenti:

1. “Owned media”, ovvero qualsiasi mezzo di comunicazione di cui un brand è proprietario e non è tenuto a pagare per l’utilizzo di base. Blog, social network e pagine web sono esempi.

2. “Earned media”, ovvero il passaparola digitale supportato da menzioni, condivisioni, repost, recensioni o altri contenuti curati da un editore terzo, ed è l’area di azione delle media relations.

I vantaggi degli owned media:

1. Costruisce relazioni con clienti potenziali e attuali: i lettori possono semplicemente fare riferimento e condividere il materiale utile sul vostro sito web.

2. Efficace dal punto di vista dei costi: i contenuti di proprietà generano un numero di contatti per dollaro speso tre volte superiore a quello della ricerca sponsorizzata.

3. Adattabile: gli owned media possono essere costituiti da qualsiasi combinazione di materiale, consentendo ai team di essere flessibili nel provare nuovi tipi di contenuti senza spendere denaro.

I vantaggi degli earned media:

1. Fiducia: non sorprende che le pubblicazioni sponsorizzate siano meno credibili di quelle guadagnate. In realtà, gli spettatori considerano i media guadagnati come il tipo di promozione più genuino.

2. Motivano l’acquisto: i potenziali clienti di tutto il mondo preferiscono il passaparola (64%) e le raccomandazioni di terze parti (49%) agli articoli dei media e ai venditori quando decidono di fare un acquisto.

3. Trasparente: gli earned media sono più autentici di quelli acquistati o di proprietà, poiché vengono forniti volontariamente da terze parti.

I media a pagamento (paid media) , invece, si riferiscono a qualsiasi strategia di marketing che prevede il pagamento per promuovere contenuti su un canale di terze parti. La ricerca, i social, il display, il PPC, il native e altri sono canali comuni.

I media a pagamento iniziano con la decisione dell’azione che si vuole far compiere allo spettatore. Nella sua forma più elementare, i media a pagamento spingono le persone verso un owned media con un obiettivo specifico in mente. Gli esempi di promozione a pagamento includono la promozione di contenuti, gli annunci di retargeting e la pubblicità nativa, tutti elementi che possono migliorare la conoscenza/il traffico e generare denaro.

I vantaggi dei media a pagamento:

1. I media a pagamento hanno effetti immediati: una volta pagato il posizionamento, i vostri contenuti raggiungeranno più velocemente un maggior numero di lettori.

2. È scalabile: grazie al basso costo e all’elevata efficacia delle piattaforme di social media, potete raggiungere tante o poche persone quanto il vostro budget vi consente.

3. Avete il controllo completo sui media a pagamento, ovvero la completa autorità sui vostri contenuti.

La aziende devono essere aperte a un mix di media owned, earned e paid per costruire un brand d’impatto. I brand e i responsabili marketing devono ora ri-strategizzare il loro approccio al mercato e cambiare il modo in cui generano e distribuiscono le informazioni agli stakeholder.

Per ottenere un impatto migliore, la chiave è la costruzione di un piano mediatico completo che includa un efficace media mix:

- Determinare l’obiettivo della campagna, in base allo scopo si decide dove spendere il vostro budget per i media a pagamento.

- Create contenuti ben studiati e di valore da promuovere: determinate quali sono gli argomenti della vostra nicchia che vanno bene, la loro struttura e le parole chiave che il vostro pubblico target usa per trovarli.

- Iniziate con poco e spendete di più per ciò che funziona: eseguite campagne per almeno 2-3 mesi per capire meglio cosa vi aiuta a raggiungere i vostri obiettivi e cosa potete eliminare.

- I media a pagamento devono essere utilizzati per integrare gli owned e gli earned.

(Liberamente adattato da: Decoding the ‘earned versus paid’ media dilemma)

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I tuoi media, abbine cura!

Cosa sono gli owned media? E perché sono così importanti?

Gli owned media di un’azienda sono tutti i contenuti digitali, nei vari format, di cui l’azienda è direttamente responsabile in termini di creazione e pubblicazione. Mentre gli owned media una volta consistevano praticamente nel sito web e poco altro, oggi dobbiamo prendere in considerazione, ovviamente, i canali social (Linkedin, Twitter, Facebook, Telegram; etc) e video (tipicamente YouTube) nonché le newsletter periodiche e le campagne e-mail indirizzate a clienti attuali e potenziali.

Gli owned media e le attività di content creation connesse, sono in realtà il cuore anche della comunicazione verso gli altri due grandi “comparti” media attraverso cui si realizza la strategia complessiva di comunicazione dell’azienda, ovvero earned media (raggiunti attraverso attività di media relations) e i paid media (advertising, publiredazionali a altre forma a pagamento).
Per approfondire questi temi e capire cosa puoi fare in merito, con quali risultati e quali costi, contattami.

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10 best practice per condurre riunioni virtuali efficaci.

(liberamente tradotto e adattato da : “10 best practices for acing virtual presentations” di Valerie Di Maria

 

Molti di noi lavorano ormai quasi costantemente in remoto, molti per la prima volta, e le riunioni tramite teleconferenze, webinar e chat video stanno diventando la norma.

Che tu stia parlando con 10 o 1.000 persone, occorre perfezionare i propri contenuti e adattare la loro esposizione specificamente per le presentazioni virtuali. Per aiutarvi, ecco 10 best practice per una comunicazione efficace quando nessuno si trova nella stessa location:

1. Sii sincero. Pensa alla tua presentazione come a una conversazione: è importante che tu sia autentico e trasparente. È estremamente difficile mantenere l’attenzione delle persone se sembra che tu stia leggendo una sceneggiatura o semplicemente stai leggendo le battute. Sii sincero e parla con spontaneità.

2. Conduci con empatia. Mettiti nei panni del tuo pubblico. Le persone si sentono spesso ansiose e insicure. Affronta prima queste preoccupazioni e chiarisci che le persone contano.

3. Meno è meglio. Non sovraccaricare il pubblico con tutte le informazioni che hai. Limitati a ciò che i tuoi dipendenti e clienti hanno maggiormente bisogno di sapere.

4. Rendilo uno sport di squadra. Assegna ruoli ai colleghi in modo che nessuno parli per più di 10 minuti. Dai a ciascuno un’introduzione avvincente e mostra la loro foto se non stai usando il video. Affermare e sostenere i commenti degli altri per instillare una dinamica di squadra e per facilitare un dialogo migliore. Prova in anticipo in modo che tutti i relatori conoscano i contenuti di ogni relatore e le transizioni siano fluide.

5. Aumenta la tua energia. Assicurati di parlare chiaramente e ad alta voce. Alzarsi in piedi ti aiuterà a proiettare la tua voce in modo più efficace.  Esporre con passione, emozione ed energia ti aiuterà a catturare e mantenere l’attenzione.

6. Sollecita l’interazione. Sollecita in anticipo le domande del pubblico. Durante la presentazione, poni domande e chiedi commenti dopo ogni segmento. Non aspettare sempre la fine per dire: “Domande?”

7. Essere pronti a interruzioni impreviste. Partner, figli, coinquilini o amici pelosi possono fare apparizioni inaspettate durante la presentazione. Seguire la corrente: se succede, prenditi un momento e presenta la stella a sorpresa. Riconoscere che questo non è un normale ambiente di lavoro può aggiungere un momento (tanto necessario) di umanità e umorismo.

8. Mostrati al meglio. Posiziona la fotocamera a livello del viso relativamente vicino a te, ma non troppo vicino. Usa un supporto o una pila di libri per la fotocamera del tuo laptop. Guarda direttamente la telecamera mentre parli; i tuoi partecipanti si sentiranno più coinvolti nella conversazione. Assicurati di essere in un’area ben illuminata. Non dovrebbe esserci nulla di distraente in sottofondo. L’abbigliamento casual elegante e professionale è il più appropriato. Evita colori sgargianti, le persone si concentreranno su quello che dici.

9. Controlla la tecnologia. Chiedi alle persone di accedere alla riunione almeno 10 minuti prima dell’inizio per dare loro l’opportunità di testare la propria attrezzatura e il proprio suono e fornire un numero da chiamare in caso di problemi di connessione. Assicurati di avere un buon microfono.

10. Avere tre messaggi chiave. Aiuta il tuo pubblico a capire il punto cruciale del tuo discorso. Sii esplicito e chiaro dicendo qualcosa del tipo: “Ecco le tre cose che dovresti ricordare della sessione di oggi”. Quindi, cerca di concludere con una considerazione stimolante e positiva.

 

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Bias cognitivi in periodi di crisi.

Un bell’articolo sui bias cognitivi nei periodi di crisi. Partendo dalla crisi legata alla pandemia, Julie Wright offre una analisi e una classificazione dei bias che affliggono la comunicazione di crisi.

 

 

 

 

 

#crisiscommunications #crisismanagement

#communication #biases #pr #mediarelations

#marketing #comunicazione #media

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Bylined article, come e perchè.

In generale, il content marketing è la creazione e la distribuzione di contenuti di valore e qualità, percepiti come informativi, utili, e quindi preziosi, dai potenziali clienti e dai clienti attuali. Il “valore di business” di questa attività risiede quindi nel rafforzamento del legame già esistente coi clienti attuali e nella capacità di attrarre nuovi clienti. Questo articolo esamina in specifico lo strumento del bylined article.

#mediarelations #marketing #pr #contentmarketing #bylined

#contentstrategy #contentwriting #comunicazione

#communication #media #mediacoverage

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Content marketing: cosa, come e perché. ( in breve)

In generale, il content marketing è la creazione e la distribuzione di contenuti di valore e qualità, percepiti come informativi, utili, e quindi preziosi, dai potenziali clienti e dai clienti attuali. Il “valore di business” di questa attività risiede quindi nel rafforzamento del legame già esistente coi clienti attuali e nella capacità di attrarre nuovi clienti.

La distribuzione di questi contenuti, ovviamente declinati nei vari formati più idonei, avviene utilizzando sia gli “owned media” aziendali (sito, blog, newsletter, social media, canale YouTube, white paper, etc.), che gli “earned media”, ovvero i media di terze parti raggiunti con attività specifiche di PR/media relations, integrati, quando ve ne sia l’opportunità e la necessità, con i “paid media”, ovvero spazi di visibilità acquistati dai media.

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E’ stato giustamente osservato come il marketing dei contenuti B2B sia una conseguenza della crescita e dell’importanza cruciale del marketing digitale. Che tu sia un grande marchio multinazionale o una società tecnologica di nicchia, il content marketing deve essere una componente fondamentale e integrata della tua strategia digitale. Oggi più che mai poi, non va sottovalutato l’enorme impatto in termini di strategia SEO.

Se credi vaga la pena approfondire in che modo una agenzia come la nostra possa supportarti in tutto questo, e a quali costi, scrivimi.

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Why Public Relations Is so Important for Branding

Un bell’articolo da Medium.
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Clicca sull’immagine per leggere l’articolo.

 

 

 

 

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Content e social media: il travel marketing in era Covid

Content e social media: il travel marketing in era Covid
(da BookingBlog)

L’epidemia scoppiata a marzo ha completamente capovolto i paradigmi del turismo mondiale. Tutto ciò che conoscevamo sui viaggi – i trend di mercato, le mete più gettonate, il potere d’acquisto, l’influenza delle generazioni nel customer journey – sembra non contare più(…)
#socialmedia #content #contentstrategy #brandstrategy #turismo

Clicca sull’immagine per leggere l’articolo.

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Quorum PR e Arlington Research: la comunicazione durante la pandemia.

• Un campione di 13.000 consumatori in 14 Paesi, in maggioranza europei
• Circa un terzo (31%) ritiene che le aziende che non hanno comunicato durante la pandemia abbiano problemi di tipo economico o finanziario
• Oltre un terzo (35%) afferma che i marchi che hanno comunicato in modo positivo con un messaggio di speranza sono quelli che verranno privilegiati in futuro

Una nuova ricerca Quorum PR e Arlington Research su un panel globale di 13.000 consumatori, nella maggior parte dei casi europei, ha rilevato che circa un terzo (31%) ritiene che le aziende che non hanno comunicato durante la pandemia abbiano problemi di tipo economico o finanziario, ed è meno incline ad acquistare i loro prodotti. La percentuale sale al 39% in Italia e Spagna.

Un altro problema è quello della mancanza di comunicazione da parte del proprio datore di lavoro, che si traduce in una percezione di insicurezza per il proprio impiego. Questo è vero in particolare per gli uomini (34%) e per coloro che vivono nelle città (35%) anche se è tradizionalmente più facile trovare lavoro nelle aree urbane che in quelle rurali, dove la percezione di insicurezza scende al 26%.
I paesi dove la preoccupazione è più alta sono Giappone (37%), Stati Uniti (35%), Regno Unito e Romania (34%), seguiti da Belgio, Francia e Spagna con il 33%. La generazione Z è il gruppo che risente maggiormente della mancanza di comunicazione (37%), seguita dai baby boomer con il 24%.

“Senza una precisa strategia di comunicazione, il rischio è che i consumatori sviluppino le proprie conclusioni, che potrebbero essere completamente sbagliate” commenta Paul Stallard, MD di Arlington Research. “ Infatti, l’azienda può anche essere in grado di resistere alla tempesta, ma se questa informazione non viene trasferita al mercato, i clienti potrebbero decidere di non ordinare i suoi prodotti per non correre rischi rispetto all’eventuale impossibilità che questi vengano consegnati. Per questo motivo, per ristabilire la fiducia nelle aziende è indispensabile che i dipendenti siano informati di tutte le novità e delle prospettive per il futuro”.

Per quanto riguarda i contenuti, il 46% degli intervistati ha aumentato il consumo durante il lockdown, grazie alla mole di tempo trascorso a casa. La percentuale è più alta tra gli abitanti delle città (51%, contro il 38% delle aree rurali). Per quanto riguarda i Paesi, l’aumento del consumo è stato del 57% in Portogallo, del 55% in Spagna, del 51% in Italia, e del 50% negli Stati Uniti.

La ricerca ha rilevato anche le preferenze dei consumatori in termini di contenuti, con quasi la metà degli intervistati (47%) concordi nel richiedere una maggiore quantità di notizie su temi diversi dalla pandemia. I Paesi più affamati di altre notizie sono Ungheria (62%), Regno Unito e Austria (56%), Germania (53%), e Stati Uniti (47%).
Inoltre, i clienti hanno indicato quale tipo di comunicazione preferiscono da parte delle aziende, con oltre un terzo (35%) che ha affermato di voler premiare quelle che hanno trasmesso messaggi positivi. Anche in questo caso, la percentuale è più alta tra gli abitanti delle città (39%), e tra quelli di Paesi come gli Stati Uniti (45%), Regno Unito (41%), e Spagna e Portogallo (40%).

“I consumatori vogliono notizie, e sono affamati di messaggi positivi. La maggioranza degli intervistati ha confermato che la comunicazione delle aziende è determinante per decidere da quali acquistare in futuro”, conclude Paul Stallard.

I risultati della ricerca sono raccolti in un PDF dal titolo “Don’t stop, the future is now” (non fermatevi, il futuro è oggi) che può essere scaricato sui sotto, insieme ai dati globali e a quelli specifici per l’Italia.

La ricerca (PDF)

I dati (XLS) 

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Pandemia e grande distribuzione

Interessanti dati Nielsen ed Iri sull’andamento della grande distribuzione. ” …le vendite nella settimana dal 30 marzo al 5 aprile hanno fatto segnare un +2,2%, risultato in linea con quello dei sette giorni precedenti. Gli acquisti online di prodotti di largo consumo sono aumentati del 158%, ritmo leggermente inferiore rispetto a quello della settimana precedente. Il trend positivo si registra nei liberi servizi (+36%), nei supermercati (+14,2%) e nei discount (+4,5%). Il calo delle vendite riguarda invece gli specialisti drug (-22,2%) e gli ipermercati (-16,3%). Continua il calo dei format Cash & Carry, sul quale pesa la chiusura del canale horeca: le vendite sono sostanzialmente dimezzate.”

https://wine.pambianconews.com/2020/04/crollano-gli-ipermercati-boom-dei-negozi-di-vicinato/189935

 

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