Chiacchierando di comunicazione…

La mia intervista a Story Time.

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La spokesperson aziendale, chi scegliere e perché.

La figura della spokesperson, ovvero il portavoce aziendale, è una variabile molto rilevante nei processi di comunicazione. Che si tratti di una intervista, (telefonica o di persona), di uno speech durante un evento, della partecipazione ad una tavola rotonda, le caratteristiche personali e le competenze del portavoce rappresentano in modo plastico e immediato l’immagine che una azienda propone a tutti i suoi stakeholder, interni ed esterni.

Ecco perché la scelta relativa a chi ricopre questo ruolo non è affatto di poco conto, deve essere il risultato di una attenta valutazione e, eventualmente, di uno specifico processo di training.

In generale una spokesperson deve:

  • Possedere una buona capacità comunicativa e proprietà di linguaggio
  • Comprendere i media e le loro esigenze, conoscere il ruolo del giornalista e sapere come comunicare con lui in modo efficace.
  • Conoscere caratteristiche e esigenze del pubblico di riferimento: avere sempre presente chi sono le persone che dovranno ascoltare i messaggi e utilizzare un linguaggio che consenta di comunicare con loro efficacemente.
  • Avere sempre in mente, al di là dello specifico argomento trattato, quali sono i messaggi chiave dell’azienda, che devono costituire la base di tutte le forme di comunicazione aziendale.

Passando a raccomandazioni più specifiche circa comportamento e atteggiamenti, la spokesperson deve:

  • Parlare con chiarezza: essere conciso e non parlate troppo velocemente.
  • Mantenere la calma: in una situazione difficile, il portavoce non perde la concentrazione. La vostra azienda darà una cattiva immagine di sé quando un la persona che la rappresenta risponde negativamente a qualsiasi disturbo o domanda.
  • Essere preparati: immaginare le domande che potrebbero essere poste e preparate una risposta prima del colloquio.
  • Non evitare le domande: se non non si risponde a una domanda, sembra che si abbia qualcosa da nascondere e il giornalista vi chiederà ulteriori informazioni.
  • Circa le informazioni economiche e finanziarie, avere sempre presente quali sono quelle rilasciate ufficialmente e se vi sono dati che non devono essere in ogni caso diffusi.

Concluderei questa breve disamina ricordando quanto sia cruciale questo ruolo in ambito di crisis management: disporre di un manager preparato su cui far convergere tutte le richieste di dichiarazioni o interviste è un fattore chiave per gestire al meglio i momenti difficili.

 

 

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Media strategy, occorre un approccio completo.

Sull’annosa questione “owned vs. paid media” vi propongo queste riflessioni, che ho liberamente tratto e tradotto da un bell’articolo di Anandita Gupta.

Anche se il panorama mediatico odierno si evolve per superare i confini del mondo fisico e abbracciare un universo virtuale quasi onnipresente nel 21° secolo, i punti di contatto del coinvolgimento dei clienti e il modo in cui i marchi si impegnano con i propri stakeholder stanno cambiando dinamicamente. Con l’ascesa degli influencer sui social media, delle parole chiave, del SEO e dell’ecosistema dei media digitali (con gli algoritmi e l’intelligenza artificiale), i mezzi tradizionali di promozione sono in via di ridefinizione. Tuttavia, dal punto di vista dei brand, continua a infuriare il dibattito intorno all’annosa questione “earned Vs. paid media engagement” e la necessità di comprenderla è oggi più stringente che mai.

Iniziamo con le definizioni di base:

“Organic media” sono tutti gli approcci di marketing in cui non si spende per fare pubblicità e hanno due componenti:

1. “Owned media”, ovvero qualsiasi mezzo di comunicazione di cui un brand è proprietario e non è tenuto a pagare per l’utilizzo di base. Blog, social network e pagine web sono esempi.

2. “Earned media”, ovvero il passaparola digitale supportato da menzioni, condivisioni, repost, recensioni o altri contenuti curati da un editore terzo, ed è l’area di azione delle media relations.

I vantaggi degli owned media:

1. Costruisce relazioni con clienti potenziali e attuali: i lettori possono semplicemente fare riferimento e condividere il materiale utile sul vostro sito web.

2. Efficace dal punto di vista dei costi: i contenuti di proprietà generano un numero di contatti per dollaro speso tre volte superiore a quello della ricerca sponsorizzata.

3. Adattabile: gli owned media possono essere costituiti da qualsiasi combinazione di materiale, consentendo ai team di essere flessibili nel provare nuovi tipi di contenuti senza spendere denaro.

I vantaggi degli earned media:

1. Fiducia: non sorprende che le pubblicazioni sponsorizzate siano meno credibili di quelle guadagnate. In realtà, gli spettatori considerano i media guadagnati come il tipo di promozione più genuino.

2. Motivano l’acquisto: i potenziali clienti di tutto il mondo preferiscono il passaparola (64%) e le raccomandazioni di terze parti (49%) agli articoli dei media e ai venditori quando decidono di fare un acquisto.

3. Trasparente: gli earned media sono più autentici di quelli acquistati o di proprietà, poiché vengono forniti volontariamente da terze parti.

I media a pagamento (paid media) , invece, si riferiscono a qualsiasi strategia di marketing che prevede il pagamento per promuovere contenuti su un canale di terze parti. La ricerca, i social, il display, il PPC, il native e altri sono canali comuni.

I media a pagamento iniziano con la decisione dell’azione che si vuole far compiere allo spettatore. Nella sua forma più elementare, i media a pagamento spingono le persone verso un owned media con un obiettivo specifico in mente. Gli esempi di promozione a pagamento includono la promozione di contenuti, gli annunci di retargeting e la pubblicità nativa, tutti elementi che possono migliorare la conoscenza/il traffico e generare denaro.

I vantaggi dei media a pagamento:

1. I media a pagamento hanno effetti immediati: una volta pagato il posizionamento, i vostri contenuti raggiungeranno più velocemente un maggior numero di lettori.

2. È scalabile: grazie al basso costo e all’elevata efficacia delle piattaforme di social media, potete raggiungere tante o poche persone quanto il vostro budget vi consente.

3. Avete il controllo completo sui media a pagamento, ovvero la completa autorità sui vostri contenuti.

La aziende devono essere aperte a un mix di media owned, earned e paid per costruire un brand d’impatto. I brand e i responsabili marketing devono ora ri-strategizzare il loro approccio al mercato e cambiare il modo in cui generano e distribuiscono le informazioni agli stakeholder.

Per ottenere un impatto migliore, la chiave è la costruzione di un piano mediatico completo che includa un efficace media mix:

- Determinare l’obiettivo della campagna, in base allo scopo si decide dove spendere il vostro budget per i media a pagamento.

- Create contenuti ben studiati e di valore da promuovere: determinate quali sono gli argomenti della vostra nicchia che vanno bene, la loro struttura e le parole chiave che il vostro pubblico target usa per trovarli.

- Iniziate con poco e spendete di più per ciò che funziona: eseguite campagne per almeno 2-3 mesi per capire meglio cosa vi aiuta a raggiungere i vostri obiettivi e cosa potete eliminare.

- I media a pagamento devono essere utilizzati per integrare gli owned e gli earned.

(Liberamente adattato da: Decoding the ‘earned versus paid’ media dilemma)

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I tuoi media, abbine cura!

Cosa sono gli owned media? E perché sono così importanti?

Gli owned media di un’azienda sono tutti i contenuti digitali, nei vari format, di cui l’azienda è direttamente responsabile in termini di creazione e pubblicazione. Mentre gli owned media una volta consistevano praticamente nel sito web e poco altro, oggi dobbiamo prendere in considerazione, ovviamente, i canali social (Linkedin, Twitter, Facebook, Telegram; etc) e video (tipicamente YouTube) nonché le newsletter periodiche e le campagne e-mail indirizzate a clienti attuali e potenziali.

Gli owned media e le attività di content creation connesse, sono in realtà il cuore anche della comunicazione verso gli altri due grandi “comparti” media attraverso cui si realizza la strategia complessiva di comunicazione dell’azienda, ovvero earned media (raggiunti attraverso attività di media relations) e i paid media (advertising, publiredazionali a altre forma a pagamento).
Per approfondire questi temi e capire cosa puoi fare in merito, con quali risultati e quali costi, contattami.

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10 best practice per condurre riunioni virtuali efficaci.

(liberamente tradotto e adattato da : “10 best practices for acing virtual presentations” di Valerie Di Maria

 

Molti di noi lavorano ormai quasi costantemente in remoto, molti per la prima volta, e le riunioni tramite teleconferenze, webinar e chat video stanno diventando la norma.

Che tu stia parlando con 10 o 1.000 persone, occorre perfezionare i propri contenuti e adattare la loro esposizione specificamente per le presentazioni virtuali. Per aiutarvi, ecco 10 best practice per una comunicazione efficace quando nessuno si trova nella stessa location:

1. Sii sincero. Pensa alla tua presentazione come a una conversazione: è importante che tu sia autentico e trasparente. È estremamente difficile mantenere l’attenzione delle persone se sembra che tu stia leggendo una sceneggiatura o semplicemente stai leggendo le battute. Sii sincero e parla con spontaneità.

2. Conduci con empatia. Mettiti nei panni del tuo pubblico. Le persone si sentono spesso ansiose e insicure. Affronta prima queste preoccupazioni e chiarisci che le persone contano.

3. Meno è meglio. Non sovraccaricare il pubblico con tutte le informazioni che hai. Limitati a ciò che i tuoi dipendenti e clienti hanno maggiormente bisogno di sapere.

4. Rendilo uno sport di squadra. Assegna ruoli ai colleghi in modo che nessuno parli per più di 10 minuti. Dai a ciascuno un’introduzione avvincente e mostra la loro foto se non stai usando il video. Affermare e sostenere i commenti degli altri per instillare una dinamica di squadra e per facilitare un dialogo migliore. Prova in anticipo in modo che tutti i relatori conoscano i contenuti di ogni relatore e le transizioni siano fluide.

5. Aumenta la tua energia. Assicurati di parlare chiaramente e ad alta voce. Alzarsi in piedi ti aiuterà a proiettare la tua voce in modo più efficace.  Esporre con passione, emozione ed energia ti aiuterà a catturare e mantenere l’attenzione.

6. Sollecita l’interazione. Sollecita in anticipo le domande del pubblico. Durante la presentazione, poni domande e chiedi commenti dopo ogni segmento. Non aspettare sempre la fine per dire: “Domande?”

7. Essere pronti a interruzioni impreviste. Partner, figli, coinquilini o amici pelosi possono fare apparizioni inaspettate durante la presentazione. Seguire la corrente: se succede, prenditi un momento e presenta la stella a sorpresa. Riconoscere che questo non è un normale ambiente di lavoro può aggiungere un momento (tanto necessario) di umanità e umorismo.

8. Mostrati al meglio. Posiziona la fotocamera a livello del viso relativamente vicino a te, ma non troppo vicino. Usa un supporto o una pila di libri per la fotocamera del tuo laptop. Guarda direttamente la telecamera mentre parli; i tuoi partecipanti si sentiranno più coinvolti nella conversazione. Assicurati di essere in un’area ben illuminata. Non dovrebbe esserci nulla di distraente in sottofondo. L’abbigliamento casual elegante e professionale è il più appropriato. Evita colori sgargianti, le persone si concentreranno su quello che dici.

9. Controlla la tecnologia. Chiedi alle persone di accedere alla riunione almeno 10 minuti prima dell’inizio per dare loro l’opportunità di testare la propria attrezzatura e il proprio suono e fornire un numero da chiamare in caso di problemi di connessione. Assicurati di avere un buon microfono.

10. Avere tre messaggi chiave. Aiuta il tuo pubblico a capire il punto cruciale del tuo discorso. Sii esplicito e chiaro dicendo qualcosa del tipo: “Ecco le tre cose che dovresti ricordare della sessione di oggi”. Quindi, cerca di concludere con una considerazione stimolante e positiva.

 

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Bias cognitivi in periodi di crisi.

Un bell’articolo sui bias cognitivi nei periodi di crisi. Partendo dalla crisi legata alla pandemia, Julie Wright offre una analisi e una classificazione dei bias che affliggono la comunicazione di crisi.

 

 

 

 

 

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Bylined article, come e perchè.

In generale, il content marketing è la creazione e la distribuzione di contenuti di valore e qualità, percepiti come informativi, utili, e quindi preziosi, dai potenziali clienti e dai clienti attuali. Il “valore di business” di questa attività risiede quindi nel rafforzamento del legame già esistente coi clienti attuali e nella capacità di attrarre nuovi clienti. Questo articolo esamina in specifico lo strumento del bylined article.

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Content marketing: cosa, come e perché. ( in breve)

In generale, il content marketing è la creazione e la distribuzione di contenuti di valore e qualità, percepiti come informativi, utili, e quindi preziosi, dai potenziali clienti e dai clienti attuali. Il “valore di business” di questa attività risiede quindi nel rafforzamento del legame già esistente coi clienti attuali e nella capacità di attrarre nuovi clienti.

La distribuzione di questi contenuti, ovviamente declinati nei vari formati più idonei, avviene utilizzando sia gli “owned media” aziendali (sito, blog, newsletter, social media, canale YouTube, white paper, etc.), che gli “earned media”, ovvero i media di terze parti raggiunti con attività specifiche di PR/media relations, integrati, quando ve ne sia l’opportunità e la necessità, con i “paid media”, ovvero spazi di visibilità acquistati dai media.

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E’ stato giustamente osservato come il marketing dei contenuti B2B sia una conseguenza della crescita e dell’importanza cruciale del marketing digitale. Che tu sia un grande marchio multinazionale o una società tecnologica di nicchia, il content marketing deve essere una componente fondamentale e integrata della tua strategia digitale. Oggi più che mai poi, non va sottovalutato l’enorme impatto in termini di strategia SEO.

Se credi vaga la pena approfondire in che modo una agenzia come la nostra possa supportarti in tutto questo, e a quali costi, scrivimi.

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Why Public Relations Is so Important for Branding

Un bell’articolo da Medium.
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Clicca sull’immagine per leggere l’articolo.

 

 

 

 

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Content e social media: il travel marketing in era Covid

Content e social media: il travel marketing in era Covid
(da BookingBlog)

L’epidemia scoppiata a marzo ha completamente capovolto i paradigmi del turismo mondiale. Tutto ciò che conoscevamo sui viaggi – i trend di mercato, le mete più gettonate, il potere d’acquisto, l’influenza delle generazioni nel customer journey – sembra non contare più(…)
#socialmedia #content #contentstrategy #brandstrategy #turismo

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