Earned media: così tanto per così poco (Communication Value Blues)

Questo articolo, tratto da un blog di Marketing Partners, contiene due immagini molto interessanti sulle quali i responsabili marketing e comunicazione dovrebbero riflettere.

La prima è questa:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si tratta di un tabella molto istruttiva, che ci ricorda come ci siano differenze importanti in termini di  utilizzo/significato/valore/costi tra le varie categorie di media . Tutte hanno un senso in un mix corretto, e vorrei qui soffermarmi sugli earned media, obbiettivo principale del mio lavoro, e sugli specifici vantaggi di un’attività volta a conquistarli.

Gli earned media offrono diversi vantaggi specifici quali:

  • Superiore credibilità
  • Ruolo chiave in un numero crescente di business
  • Trasparenza e persistenza nel tempo
  • Elevata efficienza dei costi
  • Versatilità
  • Consentono una curva di apprendimento, per comunicare sempre meglio.
Aggiungerei un ulteriore vantaggio: essendo il successo fondamentalmente basato sulla qualità e pertinenza dei contenuti, obbliga ad un continuo lavoro per mantenere e migliorare proprio la qualità, cosa di fatto non indispensabile laddove gli spazi di visibilità sono pagati e non conquistati.
La seconda immagine, decisamente auto-esplicativa, visualizza le diversa capacità di reach e controllo propria delle tre categorie di media. Meditate marketer, meditate.

 

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Letture varie consigliate (PR, Startup, Social Media & altro)

1 - Alcuni suggerimenti per le PR delle startup, ma non solo… 

Startup Public Relations Rules To Follow from A to Z 

2 - Alcuni miti e credenze sulle Relazioni Pubbliche di cui forse è meglio disfarsi.

Top 10 Myths about Public Relations

3 - Come dico da sempre, il comunicato stampa non è morto, ma quelli scritti male si suicidano.

5 Audience Questions to Answer Before You Write Your News Release

4 - Non solo owned, paid, earned e shared media. Ci sono anche gli Integrated Media.

How To Use Integrated Media And Why it Makes Sense

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gli earned media: perché sono la cartina di tornasole della qualità della comunicazione (e come conquistarli)

Posto che una strategia di comunicazione corretta comprende e cura tutte le categorie di media (owned, paid, shared, earned) , occorre forse ribadire che gli earned media, ovvero gli spazi di visibilità conquistati solo in funzione della qualità e della pertinenza dei contenuti distribuiti, sono quelli a cui i pubblici dell’azienda riconosco la maggior credibilità, ovvero il maggior valore in termini di informazione. E un contenuto cui si riconosce un maggior valore ha più probabilità di generare un’azione. (la mitica “call to action”)

Ma guadagnarsi spazi tra gli earned media significa dover produrre contenuti di qualità, perché, detto molto brutalmente, in realtà sui paid non ho bisogno di qualità per esserci.

Nessuna testata, nessun influencer raccoglierà e diffonderà spontaneamente contenuti  di scarso valore, che non potrebbero interessare in alcun modo i loro lettori.

Ecco perché investire su un’attività di media relations, che ha come obbiettivo chiave proprio la conquista degli earned media,  obbliga l’azienda a produrre contenuti di qualità (e quindi come dicevano di maggior efficacia) e assicura perciò risultati molto interessanti in termini di rapporto costi/benefici.

Ed ecco perchè le aziende dovrebbero considerare tutti questi aspetti allocando il proprio budget di comunicazione.

 

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Piccolo è bello, più di quanto crediate. (Small Agencies Do It Better)

(ripropongo qui un post che ho pubblicato alcuni anni fa, su un tema ovviamente a me molto caro…)

Utilizzare le competenze di una agenzia di PR è la strategia scelta dalle aziende che vogliono distinguersi dai propri competitor, raccontare la propria storia, costruire e mantenere un profilo e una reputazione,  comunicare efficacemente con il proprio target di riferimento.

Tuttavia, quando si tratta di agenzie di relazioni pubbliche, è bene ricordare che “più grande” non sempre significa “migliore”.

Una piccola agenzia, (ovviamente quando è competente)  è in grado di assicurare gli stessi risultati di una grande agenzia, sia sui media tradizionali che online, ed è spesso composta da un ristretto gruppo di professionisti totalmente focalizzati sugli obbiettivi dei loro clienti.

Ecco di seguito alcuni aspetti da considerare nella scelta della vostra agenzia.

Il focus siete voi. Le agenzie di piccole dimensioni hanno un numero relativamente limitato di clienti e quindi possono concentrarsi sul vostro business e dedicare il tempo necessario a conoscere più a fondo la vostra azienda, le sue peculiarità, i suoi obbiettivi. Inoltre non correrete il rischio di essere il budget al 36° posto in ordine di importanza…

big“What you see is what you get.“ Spesso quando incontrate per la prima volta una grande agenzia avrete modo di incontrare i loro senior manager e i professionisti più rappresentativi per discutere delle vostre attività di comunicazione. Comunque, una volta deciso di lavorare con quella agenzia e firmato il contratto,  purtroppo accade che il lavoro sul vostro account viene di fatto affidato ad altri, tipicamente Junior Account. (se non addirittura stagisti…)

Nelle piccole agenzie invece solitamente i professionisti che conoscete al primo incontro saranno quelli effettivamente impegnati sulla vostra comunicazione. A parte l’evidente differenza in termini di qualità della consulenza, questo modus operandi permette la costruzione di una relazione decisamente più diretta, solida e costruttiva tra la vostra azienda e l’agenzia, e questo può avere un impatto molto importante sulla qualità dei risultati.

Più valore al vostro denaro. In un rapporto di business è ovvio che dobbiate cercare dismall trarre il maggior valore possibile dal denaro che spendete. Le piccole agenzie sono solitamente  più competitive sotto il profilo economico, anche grazie al fatto che hanno costi generali molto più bassi. Ma ovviamente il prezzo è solo uno dei parametri, e dovete prendere in considerazione anche altri aspetti: innanzi tutto l’area di specializzazione dell’agenzia, le esperienze specifiche maturate dai loro consulenti, i risultati (documentabili) raggiunti per aziende simili alla vostra, e quale è l’effettivo ventaglio di competenze di cui dispongono. (Hanno reale dimestichezza coi social media ? Sono in grado di aiutarvi a organizzare un evento ? )

E’ importante sottolineare l’aspetto della specializzazione delle piccole e medie agenzie, che, oltre a garantire ovviamente una capacità di elaborazione dei contenuti decisamente superiore, permette anche  di creare e mantenere rapporti privilegiati con i giornalisti che operano in quell’area.

E’ senz’altro vero che esistono aziende che per la mole e le varietà delle attività di comunicazione debbono rivolgersi a strutture di una certa dimensione; tuttavia valutate con attenzione le caratteristiche del vostro business e i vostri obbiettivi di  comunicazione e potreste rendervi conto che piccolo è bello.

P.S: Questo post è tratto (liberamente tradotto e integrato dal sottoscritto) da un articolo pubblicato su Publicrelationssidney .

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Startup e comunicazione: l’evento al Talent Garden

Sala piena e tanto interesse al workshop di Lunedì al Talent Garden Calabiana, organizzato dalla nostra agenzia, Quorum PR.

Una presentazione che ha coperto un po’ tutti gli aspetti del processo di comunicazione , dal concetto di notizia e il rapporto con i giornalisti, al comunicato stampa, le media relations, alcune regole base per una comunicazione efficace, sino allo scenario dei medi di oggi, tra owned, paid, earned e shared.

Se volete approfondire o volete ricevere i materiali del workshop, scrivete a info@quorum-pr.com.

E ancora grazie a tutti gli intervenuti !

 

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Se l’automobile connessa diventa un media. (PR & Technology trends)

Una interessante carrellata su alcuni dei maggiori trend tecnologici in vetrina al CES 2017 e le ricadute potenziali  sul mondo delle relazioni pubbliche e della comunicazione in generale.

4 PR-Related Trends to Watch at CES 2017

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Il caro, vecchio blog.

Il blog non è più così trendy, ad alcuni oggi potrebbe sembrare quasi un polveroso soprammobile, ma rimane in realtà uno strumento di grande valore nel mix di comunicazione, sotto moltissimi aspetti: SEO, brand awareness, interazione, content marketing, coordinamento con i social e col sito e altro ancora.

Tra gli owned media il blog si configura soprattutto come straordinario tool per il content marketing, una vetrina stabile per le competenze dell’azienda.

Questo articolo di Juliana Rego passa in rassegna le maggiori potenzialità del blog.

 

 

 

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Comunicazione e startup

Mi permetto di segnalarvi qui una nostra iniziativa dedicata in modo particolare alle startup e alle loro specifiche esigenze di  comunicazione. Vi apettiamo !

 Venite alla pagina Facebook dell’evento e registratevi ! Posti limitati ! https://www.facebook.com/events/1299857490087455/

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Tutti i gusti del social (owned, earned, paid & dark)

Un interessante e stimolante documento redatto da Simply Measured esamina le tipologie di social media sotto il profilo dei “gradi” di possesso e controllo e le conseguenti opzioni di gestione di questi “spazi”.

Mi limito qui ad un riepilogo delle definizioni offerte per queste categorie.

1. “Owned Social” – Si tratta in sostanza dei contenuti che voi distribuite su vostro account Twitter, sulla vostra pagina Facebook  o su qualsiasi altro account da voi direttamente “posseduto” Si tratta qui di contenuti che sono totalmente sotto il vostro diretto controllo. Quindi qui potete pianificare cosa, perché, quando e come pubblicare i vostri contenuti.

2. “Earned Social” – Questa definizione indica  il “word-of-mouth” digitale circa il vostro brand, generato sui social. Si tratta quindi di qualcosa su cui non avete un diretto controllo, anche se potete sempre raggiungere la conversazione in un secondo momento.

3. “Paid Social” – Qui stiamo parlando di social advertising, diretta a generare notorietà positiva, talvolta direttamente vendite, o altri obbiettivi specifici. Le indicazioni su cosa utilizzare per avere la massima efficacia provengono soprattutto dai risultati delle due categorie precedenti.

4.  ”Dark Social” –  Con questo termine Simply Measured identifica traffico web originato da un link condiviso ma che nelle statistiche web non risulta riferibile a un “referrer” e quindi viene contabilizzato come “direct traffic”. Si tratta  ad esempio, di un link che è stato girato in un SMS personale a qualcuno o con una email.

Qui il white paper di Simply Measured

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Usare i social media come una clava

 (Dal Corriere.it ) Il ciclone Trump investe anche la Formula 1. Quando ha letto il tweet non voleva crederci Sergio Perez. Il pilota messicano della Force India, un idolo nel suo paese, ha subito rotto il contratto con lo sponsor Hawkers, una marca spagnola di occhiali da sole «low cost». (…) Perché il cinguettio partito dall’account ufficiale della divisione messicana (poi rimosso) è una gaffe clamorosa: «Ai messicani suggeriamo di mettersi queste lenti per coprire le lacrime durante le costruzione del muro». Quello al confine fra gli Usa e il Messico, progetto voluto dal neopresidente Donald Trump per arrestare l’immigrazione clandestina. Dietro a quelle scellerate parole c’è il tentativo goffissimo di sfruttare gli hasthag del momento per farsi pubblicità.

Ecco, leggere notizie come queste dovrebbe farci riflettere su un certo utilizzo scellerato dei social media da parte delle aziende.

Nella corsa affannosa per inserirsi “a qualsiasi costo” nelle conversazioni le aziende perdono completamente di vista i propri obbiettivi, il pubblico, la loro identità, il senso di quello che stanno comunicando.

Il “tool” fine a se’ stesso, il numero di condivisioni come valore e non come la mera metrica che in realtà è. 

“Markets are conversations” è ancora un concetto misterioso.

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