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	<title> &#187; facebook</title>
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		<title>Facebook e la pandemia: i numeri</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 2020 13:04:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I numeri di Facebook in Italia sotto covid19 - Fino al 70% in più di tempo trascorso attraverso le app da quando la crisi è arrivata nel Paese. - Le visualizzazioni live di Instagram e Facebook sono raddoppiate in una &#8230; <a href="https://www.enricobianchessi.com/?p=968">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I numeri di Facebook in Italia sotto <a id="ember3814" href="https://www.linkedin.com/feed/hashtag/?highlightedUpdateUrns=urn%3Ali%3Aactivity%3A6653256441606008832&amp;keywords=%23covid19&amp;originTrackingId=Gp3g8CeNuMIqFrR2yN8xlw%3D%3D" target="_self" data-control-name="hashtag">c</a>ovid19</p>
<p>- Fino al 70% in più di tempo trascorso attraverso le app da quando la crisi è arrivata nel Paese.</p>
<p>- Le visualizzazioni live di Instagram e Facebook sono raddoppiate in una settimana.</p>
<p>- Aumento della messaggistica superiore al 50% e il tempo nelle chiamate di gruppo (chiamate con tre o più partecipanti) è aumentato di oltre il 1.000% nell&#8217;ultimo mese.</p>
<p><a href="https://about.fb.com/news/2020/03/keeping-our-apps-stable-during-covid-19/">https://about.fb.com/news/2020/03/keeping-our-apps-stable-during-covid-19/ </a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Marketing B2B e social, &#232; meglio chiarire (Social B2B Blues)</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jul 2014 16:25:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;utilizzo dei social media nel marketing B2B genera ancora qualche perplessità in più di un&#8217;azienda. Ho la sensazione che queste perplessità, sia in fase decisionale, sia quando si è deciso di sperimentare i canali social e si passa ad una &#8230; <a href="https://www.enricobianchessi.com/?p=638">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;utilizzo dei social media nel marketing B2B genera ancora qualche perplessità in più di un&#8217;azienda. Ho la sensazione che queste perplessità, sia in fase decisionale, sia quando si è deciso di sperimentare i canali social e si passa ad una fase di valutazione, dipendano molto da un fraintendimento su ruolo e specifiche funzioni del canale, Facebook, Twitter o Linkedin che sia.</p>
<p>Innanzi tutto l&#8217;obbiettivo della comunicazione social nel B2B è soprattutto di lungo termine, ed è costituito sostanzialmente dalla costruzione di un rapporto di fiducia e di riconoscimento delle competenze che l&#8217;azienda possiede e che ne costituiscono il valore nel mercato. </p>
<p>In questo senso i canali social devono soprattutto rappresentare la &#8220;vetrina&#8221;&nbsp; attraverso cui l&#8217;azienda mostra di conoscere a fondo il mercato, le problematiche specifiche dei prodotti, di essere aggiornata su novità e trend del momento; si tratta insomma di dimostrare una sua &#8220;unicità&#8221; rispetto ai competitor.</p>
<p>Ecco che diventa basilare offrire contenuti interessanti, articoli, white paper, segnalazioni di eventi, video, accanto a informazioni più &#8220;immediate&#8221; quali disponibilità di prodotti, promozioni, eventuali comunicazioni di servizio.</p>
<p>Un altro aspetto non secondario è il fatto che una presenza costante sui social media permette all&#8217;azienda di generare traffico per il sito e di migliorare la reperibilità attraverso i motori di ricerca.</p>
<p>Un canale social B2B non genera perciò, per sua natura, i livelli di interazione ampi e rapidi&nbsp; tipici, ad esempio, della pagina Facebook di un prodotto consumer, e non sarebbe corretto attendersi questo tipo di risultati.</p>
<p>Vero è che è possibile, se le caratteristiche specifiche dell&#8217;azienda e dei clienti lo permettono, costruire momenti di interazione ad hoc, ad esempio ponendo un quesito specifico su come i clienti affrontano un dato problemi di business, oppure, sempre per fare un esempio, aprendo uno specifico canale dedicato al servizio clienti.</p>
<p>Qualunque sia il canale social prescelto, l&#8217;azienda ha perciò la possibilità di mostrare l&#8217;unicità dei prodotti, delle competenze e del valore complessivo offerto ai clienti.&nbsp;&nbsp; </p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3A%2F%2Fwww.enricobianchessi.com%2F%3Fp%3D638&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe>]]></content:encoded>
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		<title>La (troppo ?) difficile arte del Social Media Manager (Social Media Blues)</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Nov 2013 09:48:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questo provocatorio articolo dal titolo inequivocabile mette in luce quanta approssimazione o forse improvvisazione ci sia tra le aziende che scelgono i social networks come tool quotidiano di interazione con i propri clienti. Esempi simili a questi capitano sotto i &#8230; <a href="https://www.enricobianchessi.com/?p=607">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="Perch&eacute; ci sono cos&igrave; tanti imbecilli tra i social media manager?">Questo provocatorio articolo dal titolo inequivocabile</a> mette in luce quanta approssimazione o forse improvvisazione ci sia tra le aziende che scelgono i social networks come tool quotidiano di interazione con i propri clienti.</p>
<p>Esempi simili a questi capitano sotto i nostri occhi tutti i giorni, e i marketing manager devono riflettere sulla “criticità” della posizione di colui che parla in nome e per conto dei&nbsp; loro brand twittando e pubblicando su Facebook, Linkedin e gli altri social networks del momento.</p>
<p>Tra gli aspetti più deprimenti di questa carrellata di orrori direi che i penosi trucchi per fare aumentare click e retweet meritano più di una riflessione e dovrebbero invitare a una attenta valutazione di certi risultati numerici. </p>
<p>Dietro un tweet “di successo” forse c’è il nulla.</p>
<p>&nbsp;<img src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/120652/Screen%20Shot%2020f13f-11-04%20at%2010.18.29%20AM.jpg"></p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3A%2F%2Fwww.enricobianchessi.com%2F%3Fp%3D607&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe>]]></content:encoded>
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		<title>B2B e social media, la simbiosi &#232; servita</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Oct 2013 15:15:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prendo spunto da questa bella infografica proposta da http://www.content4demand.com&#160; (Clicca sull’immagine per ingrandirla) Riprendo qui le osservazioni principali contenute nell’articolo di&#160; Matthew McKenzie. L’infografica, basata in gran parte sui risultati della Demand Gen Report 2013 B2B Content Preferences Survey e &#8230; <a href="https://www.enricobianchessi.com/?p=594">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendo spunto da questa bella infografica proposta da <a href="http://www.content4demand.com">http://www.content4demand.com</a>&nbsp; (Clicca sull’immagine per ingrandirla)</p>
<p><a href="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2013/10/C4D_Infographic-Content_and_Social_Sharing4.png"><img title="C4D_Infographic-Content_and_Social_Sharing" style="border-top: 0px; border-right: 0px; background-image: none; border-bottom: 0px; float: left; padding-top: 0px; padding-left: 0px; margin: 0px 21px 0px 0px; border-left: 0px; display: inline; padding-right: 0px" border="0" alt="C4D_Infographic-Content_and_Social_Sharing" align="left" src="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2013/10/C4D_Infographic-Content_and_Social_Sharing_thumb4.png" width="98" height="511"></a></p>
<p>Riprendo qui le osservazioni principali contenute nell’articolo di&nbsp; <strong>Matthew McKenzie.</strong></p>
<p>L’infografica, basata in gran parte sui risultati della Demand Gen Report 2013 B2B Content Preferences Survey e sulla 2012 B2B Buyer Survey, chiarisce bene alcuni punti.</p>
<p>I clienti e i prospect non solo consumano contenuti, ma li condividono costantemente con i loro colleghi. Questo è vero per una vasta gamma di formati di contenuti, non solo per ciò che solitamente è considerato “ideale” per la condivisione.</p>
<p>I buyer B2B consultano regolarmente i social network per la ricerca dei loro potenziali acquisti. E &#8216; quindi fondamentale collocare i contenuti sui network ritenuti più attendibili come strumenti di ricerca, LinkedIn e Slideshare in testa.</p>
<p>Quasi tre buyer B2B su quattro utilizzano in qualche modo i social media durante il processo di ricerca e selezione del fornitore.</p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3A%2F%2Fwww.enricobianchessi.com%2F%3Fp%3D594&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe>]]></content:encoded>
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		<title>Avere o Essere (2.0) ? (&#8220;This is the 2.0 question&#8221; Blues)</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Jun 2012 15:21:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non so se avete avuto modo di vedere la campagna attuata in questi giorni da Europ Assistance. A me è arrivata via email. Va la propongo qui sotto. Dategli un occhiata e poi ne parliamo… Su questo blog ho riaffermato &#8230; <a href="https://www.enricobianchessi.com/?p=495">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non so se avete avuto modo di vedere la campagna attuata in questi giorni da Europ Assistance. A me è arrivata via email. </p>
<p>Va la propongo qui sotto. Dategli un occhiata e poi ne parliamo… </p>
<p><a href="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2012/06/europassistance.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="europassistance" border="0" alt="europassistance" src="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2012/06/europassistance_thumb.jpg" width="566" height="492"></a></p>
<p>Su questo blog ho riaffermato molto spesso il concetto (secondo me chiave) che il famoso social marketing (o marketing 2.0, come volete chiamarlo) si caratterizza soprattutto per il modo innovativo (aperto, trasparente, realmente interattivo, ecc ecc )&nbsp; di gestire il rapporto con i clienti , attuali o potenziali che siano. E’ quindi un fatto più “culturale” che “tecnico”.&nbsp; Estremizzo: posso fare una cosa realmente 2.0 attraverso un piccione viaggiatore e una tavanata di paleo-marketing 0.1 pur utilizzando spazi “denominati” 2.0 (avete in mente <a href="http://www.enricobianchessi.com/?p=486">il twit di Groupalia</a> ? Ecco..)</p>
<p>Ora, niente di così catastrofico in questa campagna , intendiamoci. Eppure qualcosa non suona proprio.</p>
<p><a href="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2012/06/ilike.jpg"><img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="ilike" border="0" alt="ilike" align="right" src="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2012/06/ilike_thumb.jpg" width="244" height="108"></a>Il “mi piace” di Facebook è la modalità attraverso cui posso esprimere e condividere con tutti i miei contatti su FB, in modo <strong>autonomo e spontaneo</strong>, il mio giudizio positivo su una persona, una notizia, un prodotto, un’azienda. E’ proprio in questa sua caratteristica che risiede il suo formidabile valore da un punto di vista marketing. Il parallelo con le valutazioni dei venditori su Amazon o eBay mi pare illuminante. Niente di più “social” di questo. </p>
<p>Ma se lo “pago” ? Se prometto uno sconto, cioè un vantaggio economico, in cambio di quello che dovrebbe essere un giudizio spontaneo, che senso ha quel “mi piace” ?</p>
<p>E’ un po’ come quando si parlava dei post di qualche blogger di grido che magnificava un prodotto perché, in un modo o nell’altro, “prezzolato”.</p>
<p>Allora, voi che ne dite ?&nbsp; “Avere” il 2.0 (basta avere la pagina su FB e l’account Twitter), o “essere” 2.0 ? E’ un fatto sostanziale o sono solo sfumature ?</p>
<p>A voi l’ardua risposta… </p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3A%2F%2Fwww.enricobianchessi.com%2F%3Fp%3D495&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Il social marketing come una vanga (?) (The Old 2.0 Blues)</title>
		<link>https://www.enricobianchessi.com/?p=423</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 10:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il post di Dario Salvelli sul concorso fotografico Leica 24&#215;36&#160; (lo trovate qui) ripropone un tema&#160; a me molto caro, ovvero la differenza tra 2.0 “sostanziale” e 2.0 “tecnico”. Non entro nel merito del caso specifico, e mi limito ad &#8230; <a href="https://www.enricobianchessi.com/?p=423">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il post di Dario Salvelli sul concorso fotografico Leica 24&#215;36&nbsp; (<a href="http://dariosalvelli.com/2011/09/concorso-leica-campagna-marketing-fail?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=twitter&amp;utm_campaign=Feed%3A+dariosalvelliblog+%28Dario+Salvelli%27s+Blog%3A+Tecnologia%2C+Web%2C+Vita+Digitale+e+Tuttologia+applicata%29">lo trovate qui</a>) ripropone un tema&nbsp; a me molto caro, ovvero la differenza tra 2.0 “sostanziale” e 2.0 “tecnico”.</p>
<p>Non entro nel merito del caso specifico, e mi limito ad alcune osservazioni.</p>
<p>Il fatto di utilizzare come piattaforme di marketing social network e affini non significa che ci troviamo di fronte a una “market conversation” (lo spirito del vecchio caro Cluetrain Manifesto torna sempre in ballo…). </p>
<p><a href="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2011/09/marcisovsky.jpg"><img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="marcisovsky" border="0" alt="marcisovsky" src="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2011/09/marcisovsky_thumb.jpg" width="523" height="264"></a></p>
<p>L’amara (e banale)&nbsp; verità è che si possono fare cose molto vecchie utilizzando tool molto nuovi. </p>
<p>Facebook e Twitter possono pertanto essere semplicemente una facciata dietro cui in realtà si scoprono logiche di marketing e comunicazione vecchie e logore.&nbsp; </p>
<p>Varrebbe la pena di ricordare che qualcuno prima o poi se ne accorge, e la ricaduta non può certo essere positiva.</p>
<p>Facendo una sorta di parallelo per il mondo delle PR e di ciò che si comunica verso i media, tutto questo significa, ad esempio, che forse un giornalista (estremìzzando un po’ il concetto)&nbsp; preferirebbe ricevere un fax con dei contenuti rilevanti che un mare di stupidaggini sotto forma di “social media press release”. O no ?…..</p>
<p><em>(la splendida&nbsp; foto è di <a href="http://www.marcisovsky.com/Martin_Marcisovsky_photography_-_marcisovsky.com.html">Martin Marcinovsky</a>)</em></p>
<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=https%3A%2F%2Fwww.enricobianchessi.com%2F%3Fp%3D423&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;height=80" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:80px;" allowTransparency="true"></iframe>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Tre in un colpo (Another PR Fiasco Blues)</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 10:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa storia di Facebook che ingaggia Burson Marsteller per rovinare la reputazione di Google è triste sotto molti punti di vista. Parto dal fondo: a rimetterci alla fine è anche la già poco solida reputazione delle agenzie di PR, il &#8230; <a href="https://www.enricobianchessi.com/?p=415">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa storia di Facebook che ingaggia Burson Marsteller per rovinare la reputazione di Google è triste sotto molti punti di vista.</p>
<p><a href="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2011/05/bizarre_b_b.jpg"><img style="background-image: none; border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: left; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="bizarre_b_b" border="0" alt="bizarre_b_b" align="left" src="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2011/05/bizarre_b_b_thumb.jpg" width="204" height="197"></a>Parto dal fondo: a rimetterci alla fine è anche la già poco solida reputazione delle agenzie di PR, il cui ruolo verrà ancora una volta visto come “torbido” e fondamentalmente disonesto. Grazie, ne sentivamo proprio il bisogno: altro che competenze e ruolo consulenziale …</p>
<p>Riassumo brevemente i fatti (da <a href="http://www.thedailybeast.com/blogs-and-stories/2011-05-12/facebook-busted-in-clumsy-smear-attempt-on-google/#">The Daily Beast</a>) :</p>
<p><em>“… For the past few days, a mystery has been unfolding in Silicon Valley. Somebody, it seems, hired Burson-Marsteller, a top public-relations firm, to pitch anti-Google stories to newspapers, urging them to investigate claims that Google was invading people’s privacy. Burson even offered to help an influential blogger write a Google-bashing op-ed, which it promised it could place in outlets like The Washington Post, Politico, and The Huffington Post.</em></p>
<p><em>The plot backfired when the blogger turned down Burson’s offer and posted the emails that Burson had sent him. It got worse when </em><a href="http://www.usatoday.com/money/media/2011-05-06-google_n.htm"><em>USA Today broke a story</em></a><em> accusing Burson of spreading a “whisper campaign” about Google “on behalf of an unnamed client.” (…) Confronted with evidence, a Facebook spokesman last night confirmed that Facebook hired Burson…”</em></p>
<p>Non male eh ?</p>
<p>Qualche riflessione a caldo.</p>
<p>1. Le agenzie di PR dovrebbero capire (sapere) che si può lavorare efficacemente solo “in positivo” costruendo e rafforzando la reputazione dei propri clienti, in modo competente e<a href="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2011/05/0uro_caza012.jpg"><img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; float: right; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="0uro_caza012" border="0" alt="0uro_caza012" align="right" src="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2011/05/0uro_caza012_thumb.jpg" width="203" height="244"></a> trasparente. Il resto porta invariabilmente dove abbiamo visto qui e in molte altre occasioni.</p>
<p>2. Ancora una volta l’agenzia di PR si è mossa ignorando totalmente le caratteristiche e la cultura dei blogger, ( e probabilmente di quel blogger in particolare) muovendosi come un elefante in un negozio di porcellane.&nbsp; </p>
<p>3. Quindi alla fine le reputazioni danneggiate sono 3: quella di Facebook, quella dell’agenzia e quella delle PR in generale.</p>
<p>Many thanks.</p>
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		<title>Facebook vs. Linkedin (Business Networking Blues)</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Mar 2008 17:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vi segnalo un lungo articolo dedicato da Preston Gralla e Jake Widman su Computerworld. Si tratta di un confronto tra i due social network per cercare di stabilire quale sia il più valido sotto il profilo di un utilizzo business. &#8230; <a href="https://www.enricobianchessi.com/?p=279">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi segnalo un lungo articolo dedicato da Preston Gralla e Jake Widman  su <a href="http://www.computerworld.com/action/article.do?command=viewArticleBasic&amp;articleId=9065398&amp;taxonomyId=16&amp;source=NLT_NET&amp;nlid=27" target="_blank">Computerworld</a>.</p>
<p><img style="margin: 0px 10px 0px 0px;" src="http://www.computerworld.com/common/images/site/features/2008/022008/fb_looking%20for%20work.jpg" align="left" height="219" width="240" /> Si tratta di un confronto tra i due social network per cercare di stabilire quale sia il più valido sotto il profilo di un utilizzo business.</p>
<p>Interessanti le considerazioni di apertura:</p>
<p>&#8220;Social networking is no longer the Next Big Thing; it&#8217;s now as much part of our Web experience as search engines. Previously considered the province of kids who wanted to keep up with class gossip, social networking services are being co-opted by grownups who are examining ways to use them both within and outside of their places of employment.&#8221;</p>
<p>
<p>Aggiornamento: vi segnalo una bella e stimolante <a href="http://tinyurl.com/ywnv9n">presentazione</a> di Charlene Li, di Forrester, intitolata &#8220;The future of social networks&#8221; ( via <a href="http://admaiora.blogs.com/maurolupi/">Mauro Lupi </a>)</p>
<p></p>
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