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	<title> &#187; social press release</title>
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		<title>Il social marketing come una vanga (?) (The Old 2.0 Blues)</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Sep 2011 10:55:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
		<category><![CDATA[social press release]]></category>

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		<description><![CDATA[Il post di Dario Salvelli sul concorso fotografico Leica 24&#215;36&#160; (lo trovate qui) ripropone un tema&#160; a me molto caro, ovvero la differenza tra 2.0 “sostanziale” e 2.0 “tecnico”. Non entro nel merito del caso specifico, e mi limito ad &#8230; <a href="https://www.enricobianchessi.com/?p=423">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il post di Dario Salvelli sul concorso fotografico Leica 24&#215;36&nbsp; (<a href="http://dariosalvelli.com/2011/09/concorso-leica-campagna-marketing-fail?utm_source=feedburner&amp;utm_medium=twitter&amp;utm_campaign=Feed%3A+dariosalvelliblog+%28Dario+Salvelli%27s+Blog%3A+Tecnologia%2C+Web%2C+Vita+Digitale+e+Tuttologia+applicata%29">lo trovate qui</a>) ripropone un tema&nbsp; a me molto caro, ovvero la differenza tra 2.0 “sostanziale” e 2.0 “tecnico”.</p>
<p>Non entro nel merito del caso specifico, e mi limito ad alcune osservazioni.</p>
<p>Il fatto di utilizzare come piattaforme di marketing social network e affini non significa che ci troviamo di fronte a una “market conversation” (lo spirito del vecchio caro Cluetrain Manifesto torna sempre in ballo…). </p>
<p><a href="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2011/09/marcisovsky.jpg"><img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="marcisovsky" border="0" alt="marcisovsky" src="http://www.enricobianchessi.com/wp-content/uploads/2011/09/marcisovsky_thumb.jpg" width="523" height="264"></a></p>
<p>L’amara (e banale)&nbsp; verità è che si possono fare cose molto vecchie utilizzando tool molto nuovi. </p>
<p>Facebook e Twitter possono pertanto essere semplicemente una facciata dietro cui in realtà si scoprono logiche di marketing e comunicazione vecchie e logore.&nbsp; </p>
<p>Varrebbe la pena di ricordare che qualcuno prima o poi se ne accorge, e la ricaduta non può certo essere positiva.</p>
<p>Facendo una sorta di parallelo per il mondo delle PR e di ciò che si comunica verso i media, tutto questo significa, ad esempio, che forse un giornalista (estremìzzando un po’ il concetto)&nbsp; preferirebbe ricevere un fax con dei contenuti rilevanti che un mare di stupidaggini sotto forma di “social media press release”. O no ?…..</p>
<p><em>(la splendida&nbsp; foto è di <a href="http://www.marcisovsky.com/Martin_Marcisovsky_photography_-_marcisovsky.com.html">Martin Marcinovsky</a>)</em></p>
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		<title>PR 0.5 (Back to Basics Blues)</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2009 08:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicato stampa]]></category>
		<category><![CDATA[social press release]]></category>

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		<description><![CDATA[E mentre noi, qui, ci si diletta a parlare delle magnifiche e progressive sorti delle PR 2.0, 3.0 , di social media, di conversazioni e via dicendo, ci tocca leggere notizie desolanti e regressive come quella che su MLIST ci &#8230; <a href="https://www.enricobianchessi.com/?p=329">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_IMW5QPz6K_U/SdHcPlddpNI/AAAAAAAAAns/XvFVTCCmorI/s1600-h/Magritte2.jpg"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 153px; height: 205px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_IMW5QPz6K_U/SdHcPlddpNI/AAAAAAAAAns/XvFVTCCmorI/s400/Magritte2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5319274795213104338" border="0" /></a>E mentre noi, qui, ci si diletta a parlare delle magnifiche e progressive sorti delle PR 2.0, 3.0 , di social media, di conversazioni e via dicendo, ci tocca leggere notizie desolanti e regressive come quella che su <a href="http://www.mlist.it/discussioni/il-flagello-dei-comunicati-stampa">MLIST </a>  ci sottopone Alessandro Ghezzer.</p>
<p>L&#8217;intervento si intitola &#8220;Il flagello dei comunicati stampa&#8221;e ne riporto un lungo stralcio:</p>
<p><span style="font-style: italic;">&#8220;Gestisco un portale turistico che riceve, quasi quotidianamente, comunicati stampa della più disparata natura. Spesso rimango allibito nel constatare il pressapochismo, la sciatteria, se non l&#8217;incapacità, di chi manda comunicati. I problemi riguardano forma e sostanza.</span> <span style="font-style: italic;"> Forma: c&#8217;è chi ti manda il comunicato in allegato word o pdf, e già questo fa incazzare. Alcuni non mettono neppure l&#8217;oggetto nella mail (!), confidando che chi riceve queste mail moleste apra gli allegati alla cieca. Altri ficcano tutti gli indirizzi nel &#8220;cc&#8221;, così si vedono tutti</span><span style="font-style: italic;"> gli altri destinatari, magari centinaia. Questo tipo di messaggi, per quel che mi riguarda, finiscono direttamente nel cestino. A volte nella mail ci sono allegati di vari mega (brochere aziendali o depliant in pdf), altre volte il solo logo aziendale (e chi se ne frega).</span><br /><span style="font-style: italic;"> Non di rado arriva una spataffiata di fotografie ad altissima risoluzione, che per la pubblicazione sul web servono solo a farti imbufalire per l&#8217;intasamento della posta. Le foto, beninteso, sono sempre rigorosamente senza didascalia, di modo che non c&#8217;è verso di capire a cosa si riferiscano: magari il mittente ha la pretesa che si telefoni per chiedere che cos&#8217;è DSC_008756. Certi mandano comunicati di pagine e pagine, magari con altri 6 o 7 allegati in doc &#8220;per spiegare meglio&#8221;. Come se si avesse tempo, e voglia, di leggere pagine di documenti per capire cosa diavolo vogliono costoro.</p>
<p>Veniamo alla sost</span><a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_IMW5QPz6K_U/SdHccOUhELI/AAAAAAAAAn0/m5In1kcxc5I/s1600-h/bizarre_b_b.jpg"><img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 193px; height: 187px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_IMW5QPz6K_U/SdHccOUhELI/AAAAAAAAAn0/m5In1kcxc5I/s400/bizarre_b_b.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5319275012339863730" border="0" /></a><span style="font-style: italic;">anza: ci sono comunicati scritti in modo sgangherato, zeppi di patetici inglesismi (mission, input, work in progress, know how, road map), f</span><span style="font-style: italic;">rasi fatte e luoghi comuni (porre in essere, senza soluzione di continuità, immerso nel verde, n</span><span style="font-style: italic;">atura incontaminata, benessere a 360 gradi) che di reg</span><span style="font-style: italic;">ola cestino dopo aver letto poche righe. In altri non si capisce proprio il senso: concetti vaghi, esposti alla rinfusa, a volte in contraddizione tra loro.</p>
<p>Mancano anche informazioni essenziali come chi, quando, dove, come e perché. L&#8217;unica cosa che si capisce chiaramente è la confusione mentale di chi ha scritto il comunicato.</span>&#8220;</p>
<p>I commenti sono superflui.</p>
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		<title>Ci diamo un taglio ? (No Value Press Releases Blues)</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jul 2008 10:26:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[social press release]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci siamo chiesti più di una volta se il comunicato stampa non sia per caso morto, nonostante il fatto le aziende continuino a utilizzarlo. C&#8217;è chi invece affronta la questione sotto un altro punto di vista, e suggerisce di non &#8230; <a href="https://www.enricobianchessi.com/?p=299">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo chiesti più di una volta se il comunicato stampa non sia per caso morto, nonostante il fatto le aziende continuino a utilizzarlo.</p>
<p><img style="margin: 0px 10px 10px;" src="http://farm1.static.flickr.com/19/106766700_a1e6ccf5d0.jpg?v=0" align="left" /> C&#8217;è chi invece affronta la questione sotto un altro punto di vista, e suggerisce di non porsi nemmeno la domanda, di non esaminare il comunicato per capire se respira ancora e come, ma di dargli un sacrosanto, volontario e definitivo colpo di grazia . </p>
<p>La provocazione è interessante, e stimola un po&#8217; di riflessione su come e quanto il comunicato viene oggi utilizzato e, soprtattutto, sugli strumenti alternativi ( e forse più ricchi e efficaci..) al comunicato.</p>
<p>Tapio Liller sul suo blog <a href="http://www.opensourcepr.de/" target="_blank">Open Source PR</a> ci pone il seguente quesito: <a href="http://www.opensourcepr.de/2008/07/15/what-if-we-axed-press-releases-altogether/" target="_blank">what if we axed press releases altogether</a> ?</p>
<p>Credo che la situazione descritta dal buon Tapio sia un bel &#8220;<i>déjà vu</i>&#8221; per molti professionisti delle PR europee:  </p>
<p>&#8220;&#8230;. “If you want PR for your firm, write press releases. The more the better, ideally at least one or two every week.” So, or similar, goes the song that at least the majority of US tech companies sing when they hire a European PR agency. They want us to replicate what they do in the States: flood the media with heaps of &#8211; let’s face it &#8211; useless, meaningless, hollow, fake, gibberish bullshit. Elsewhere on the web there’s a name for that sort of unsolicited messages. It’s called spam.&#8221;</p>
<p>E allora ? </p>
<p>Le parole d&#8217;ordine sono sempre le stesse: valore e contenuto. Tapio esemplifica così:</p>
<p>&#8220;I work in tech and digital media PR. In Germany that’s not the area where you get a lot of spontaneous inquiries from journalists. You have to earn their attention. With good stories, genuinely interesting interview partners, and with a pitch with no strings attached. If they happen to like your story the moment you call, great! If they have a different agenda for today, fine too! If they know you, they’ll be open to listen to you again next time &#8211; or even call you when they have a story coming up that your client would add an interesting angle to. It’s all about relationships. Press releases don’t carry relationships. So why rely on them to “get ink”? &#8220;</p>
<p>E vale la pena soffermarsi sui tre suggerimenti di Tapio per &#8220;uscire&#8221; dal comunicato stampa fine a se stesso: </p>
<p>&#8220;In a world without press, and without press releases, your audience would still be looking for answers on the web. If there’s no press to carry your story and make it findable, you’ll have to take care of that bit yourself. <strong>Publish! Blog!</strong> Talk about yourself, what you’re up to, what bothers you, what your plans are. Let the people looking for answers get to know you better. That’s the first bit. </p>
<p>The second, and even more important part is: Talk about your customers, your clients and their problems. And how you solve them. You have a great product? Talk about how it solves its buyer’s problems. You sell services? Let your audience know what they can achieve by giving you their custom. You help THEM find answers to THEIR problems. </p>
<p>Thirdly: Listen. Listen hard. And even harder. Because only by understanding the problems and questions of your peers, customers, prospects, etc., you will be able to give good answers.&#8221; </p>
<p>Interessante no ? Meditate marketing manager, meditate&#8230; </p>
</p>
<div style="margin: 0px; padding: 0px; float: none; display: inline;" id="0767317B-992E-4b12-91E0-4F059A8CECA8:fc21cbf7-1c77-4060-ba6b-1f818bb17a43" class="wlWriterSmartContent" contenteditable="false">Technorati tags: <a href="http://technorati.com/tags/blog" rel="tag">blog</a>, <a href="http://technorati.com/tags/blogging" rel="tag">blogging</a>, <a href="http://technorati.com/tags/corporateblog" rel="tag">corporateblog</a>, <a href="http://technorati.com/tags/journalism" rel="tag">journalism</a>, <a href="http://technorati.com/tags/Marketing" rel="tag">Marketing</a>, <a href="http://technorati.com/tags/newsrelease" rel="tag">newsrelease</a>, <a href="http://technorati.com/tags/onlinePR" rel="tag">onlinePR</a>, <a href="http://technorati.com/tags/pr" rel="tag">pr</a>, <a href="http://technorati.com/tags/PR2.0" rel="tag">PR2.0</a>, <a href="http://technorati.com/tags/pressrelease" rel="tag">pressrelease</a>, <a href="http://technorati.com/tags/reputation" rel="tag">reputation</a>, <a href="http://technorati.com/tags/respect" rel="tag">respect</a>, <a href="http://technorati.com/tags/socialmediarelease" rel="tag">socialmediarelease</a>, <a href="http://technorati.com/tags/trust" rel="tag">trust</a></div>
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		<title>Chiarimento: i new media non fanno comunicazione (Lost Content Blues)</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2008 16:42:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Content]]></category>
		<category><![CDATA[social press release]]></category>

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		<description><![CDATA[Sento ciclicamente l&#8217;urgenza di ricordare che la &#8220;ubriacatura&#8221; (mi si passi il termine) di new/social/interactive media non deve far perdere di vista ai comunicatori e alle aziende un fatterello piuttosto rilevante. Il fatterello sarebbe: la &#8220;sostanza&#8221; della comunicaziona è comunque &#8230; <a href="https://www.enricobianchessi.com/?p=277">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img style="margin: 0px 10px 0px 0px;" src="http://www.dgmsas.it/fax.JPG" align="left" height="174" width="240" /> Sento ciclicamente l&#8217;urgenza di ricordare che la &#8220;ubriacatura&#8221; (mi si passi il termine) di new/social/interactive media non deve far perdere di vista ai comunicatori e alle aziende un fatterello piuttosto rilevante. </p>
<p>Il fatterello sarebbe: la &#8220;sostanza&#8221; della comunicaziona è comunque data dai suoi contenuti.</p>
<p>Insomma, cerchiamo di tenere sempre presente che non basta emettere un comunicato nella più mirabolante e perfetta forma di &#8220;social press release&#8221;, in un fuoco di artificio di link, blog, wiki, podcast, YouTube e quant&#8217;altro. Questo è il &#8220;confezionamento&#8221;, gli strumenti attraverso cui  si  distribuiscono le informazioni. Va benissimo, ci mancherebbe, è un enorme arricchimento per la comunicazione, nessuno si sognerebbe di negarlo,  non voglio certo tornare su un fatto ormai ampiamente assodato.</p>
<p>Solo che, ogni tanto, è il caso di fermarsi e immaginare di avere a disposizione solo il fax, e di dover quindi far conto solo ed unicamente sul valore dei contenuti che stiamo distribuendo, sulla loro rilevanza.</p>
<p>E&#8217; un esercizio utile, o no ?</p>
<p>Buona settimana a tutti.</p>
<p>P.S. vedete su questo tema anche l&#8217;interessante post su <a href="http://uniferpi.wordpress.com/2008/02/27/il-blog-nel-mondo-delle-relazioni-pubbliche/#comments">Uniferpi</a></p>
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