Se l’azienda è un’isola digitale

Uno dei maggiori pericoli per le aziende che vogliono aumentare la propria visibilità in funzione del new business, è quello di investire tempo e denaro nello sviluppo e nella gestione dei propri media (sito, blog, social) ma di perdere poi il quadro di insieme della comunicazione verso l’esterno e dei meccanismi che oggi la regolano. Questo ha ovviamente come conseguenza che il patrimonio di contenuti di cui si dispone non venga adeguatamente utilizzato e sfruttato proprio e soprattutto verso l’esterno dell’ecosistema aziendale già esistente.

L’odierno scenario dei media (digitali e non) può essere visualizzato in vari modi, ma credo che questa immagine renda piuttosto bene l’idea.

La questione di fondo è: come connetto ai miei media (owned) il pubblico dei miei clienti potenziali che ancora non sono “a bordo” ?

Se non attivo dei meccanismi che portano i miei contenuti al di fuori delle property digitali che possiedo e controllo, il rischio è proprio quello di non riuscire (o faticare molto) ad ampliare il mio pubblico e quindi il mio business.

E qui sta il nocciolo della questione: se da un lato è assolutamente indispensabile creare e gestire contenuti di valore e di qualità e renderli disponibili sui media posseduti e controllati direttamente, e se è anche vero che in talune occasioni è utile/indispensabile acquistare spazi di visibilità privilegiati, è evidente che senza un’attività capace di relazionarsi al di fuori, ovvero in grado di interessare e raggiungere i numerosi media di terze parti che trattano temi chiave per l’azienda, la comunicazione è monca. Nella figura questi ultimi media sono gli “earned”, cioè le testate che, grazie ad una attività di media relations focalizzata, riprendono e ripropongono ai rispettivi pubblici i contenuti dell’azienda e promuovono quindi ulteriori approfondimenti ottenuti creando traffico verso i media aziendali.

E’ anche evidente l’impatto che tutto questo ha sui risultati delle ricerche online effettuate da potenziali clienti o partner dell’azienda. Se vengono create da testate e blog di settore delle pagine web riferite ai contenuti che abbiamo distribuito, queste vengono poi indicizzate dai motori di ricerca e conterranno (se abbiamo costruito bene i nostri testi) numerose parole chiave riferite al business aziendale: aumenterà quindi la probabilità che una ricerca effettuata su un termine chiave inerente al business specifico in oggetto porti a pagine dove si parla dell’azienda.

Ecco perché senza una attività continuativa e mirata di media relations la comunicazione aziendale nel suo complesso manca di un motore fondamentale e il sito, magari costruito a regola d’arte e su cui si sono investiti tempo e danaro, rischia di restare una splendida isola a cui però mancano “ponti” per approdare.

 

 

 

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