Il caro, vecchio blog.

Il blog non è più così trendy, ad alcuni oggi potrebbe sembrare quasi un polveroso soprammobile, ma rimane in realtà uno strumento di grande valore nel mix di comunicazione, sotto moltissimi aspetti: SEO, brand awareness, interazione, content marketing, coordinamento con i social e col sito e altro ancora.

Tra gli owned media il blog si configura soprattutto come straordinario tool per il content marketing, una vetrina stabile per le competenze dell’azienda.

Questo articolo di Juliana Rego passa in rassegna le maggiori potenzialità del blog.

 

 

 

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Comunicazione e startup

Mi permetto di segnalarvi qui una nostra iniziativa dedicata in modo particolare alle startup e alle loro specifiche esigenze di  comunicazione. Vi apettiamo !

 Venite alla pagina Facebook dell’evento e registratevi ! Posti limitati ! https://www.facebook.com/events/1299857490087455/

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Tutti i gusti del social (owned, earned, paid & dark)

Un interessante e stimolante documento redatto da Simply Measured esamina le tipologie di social media sotto il profilo dei “gradi” di possesso e controllo e le conseguenti opzioni di gestione di questi “spazi”.

Mi limito qui ad un riepilogo delle definizioni offerte per queste categorie.

1. “Owned Social” – Si tratta in sostanza dei contenuti che voi distribuite su vostro account Twitter, sulla vostra pagina Facebook  o su qualsiasi altro account da voi direttamente “posseduto” Si tratta qui di contenuti che sono totalmente sotto il vostro diretto controllo. Quindi qui potete pianificare cosa, perché, quando e come pubblicare i vostri contenuti.

2. “Earned Social” – Questa definizione indica  il “word-of-mouth” digitale circa il vostro brand, generato sui social. Si tratta quindi di qualcosa su cui non avete un diretto controllo, anche se potete sempre raggiungere la conversazione in un secondo momento.

3. “Paid Social” – Qui stiamo parlando di social advertising, diretta a generare notorietà positiva, talvolta direttamente vendite, o altri obbiettivi specifici. Le indicazioni su cosa utilizzare per avere la massima efficacia provengono soprattutto dai risultati delle due categorie precedenti.

4.  ”Dark Social” –  Con questo termine Simply Measured identifica traffico web originato da un link condiviso ma che nelle statistiche web non risulta riferibile a un “referrer” e quindi viene contabilizzato come “direct traffic”. Si tratta  ad esempio, di un link che è stato girato in un SMS personale a qualcuno o con una email.

Qui il white paper di Simply Measured

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Usare i social media come una clava

 (Dal Corriere.it ) Il ciclone Trump investe anche la Formula 1. Quando ha letto il tweet non voleva crederci Sergio Perez. Il pilota messicano della Force India, un idolo nel suo paese, ha subito rotto il contratto con lo sponsor Hawkers, una marca spagnola di occhiali da sole «low cost». (…) Perché il cinguettio partito dall’account ufficiale della divisione messicana (poi rimosso) è una gaffe clamorosa: «Ai messicani suggeriamo di mettersi queste lenti per coprire le lacrime durante le costruzione del muro». Quello al confine fra gli Usa e il Messico, progetto voluto dal neopresidente Donald Trump per arrestare l’immigrazione clandestina. Dietro a quelle scellerate parole c’è il tentativo goffissimo di sfruttare gli hasthag del momento per farsi pubblicità.

Ecco, leggere notizie come queste dovrebbe farci riflettere su un certo utilizzo scellerato dei social media da parte delle aziende.

Nella corsa affannosa per inserirsi “a qualsiasi costo” nelle conversazioni le aziende perdono completamente di vista i propri obbiettivi, il pubblico, la loro identità, il senso di quello che stanno comunicando.

Il “tool” fine a se’ stesso, il numero di condivisioni come valore e non come la mera metrica che in realtà è. 

“Markets are conversations” è ancora un concetto misterioso.

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Cose che cerco di far capire da sempre alle aziende.

“(…) Che cosa si spera di ottenere facendo chiamare un giornalista da un perfetto sconosciuto per proporre la pubblicazione di un articolo su un argomento che generalmente non è una notizia? Basta il buon senso per capirlo. Si irrita il redattore, si danneggia l’immagine del cliente, non si vedrà uscire una riga del comunicato o sull’evento. Cioè il contrario di quello per cui sarebbero pagati gli studi di comunicazione. Rischi altissimi a fronte di un risultato che è sempre nullo.”

Quante volte mi è successo di cercare di far capire questa cosa ai clienti.

Se ve lo dice un giornalista ci credete o no ?

Leggete tutto qui.

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Letture varie del giorno

 

Ma cos’è il Content Marketing ? (back to basics) LINK

Come sono cambiati i social media LINK

Social Media e Content Marketing LINK

 

 

 

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7 segreti dei social media


Questo articolo pubblicato da Enterpreneur.com evidenzia alcuni interessanti  ”segreti” dei social media che sarebbe opportuno non (fingere di) ignorare.

Li riassumo qui si seguito invitandovi alla lettura per approfondirli.

1. Il social media marketing non è gratuito.

2. Non c’è uno “schema” prevedibile e ripetibile per il successo

3. Occorrono molti follower  prima che le attività di social media marketing comincino a ripagarvi

4. Le piattaforme che scegliete definiscono e limitano il vostro reach

5. I dati non dicono tutto

6. Adattarsi costantemente a nuove piattaforme e trend è importante, ma sfiancante

7. Rimpiangerete spesso cose che non avete fatto o avete fatto nel modo sbagliato.

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Interagire coi consumatori sui social (Managing the negatives)

Sono molti i brand che si lanciano sui social media senza avere chiarito prima alcune regole di base, senza le quali la presenza su Twitter o Facebook non solo è inutile, ma può risultare addirittura disastrosa. Un interessante articolo di Katie Cooper.

http://www.business2community.com/social-media/managing-negatives-5-tips-handling-customer-complaints-social-01207798

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Convergenza obbligatoria

Marketing e PR: se non c’è convergenza, non ci sono risultati.
Questo articolo di Renee Spurlin (vice president of analytics and digital marketing di AR|PR ) ribadisce un concetto apparentemente banale, ma spesso ignorato in azienda, con risultati sconfortanti e relativo spreco di risorse.

Convergence: the intersection of Marketing e PR

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Farsi intervistare: tre regole base perché non diventi un boomerang. (Interview Blues)

Caro manager che non vedi l’ora di dare visibilità alla tua azienda e alla tua persona attraverso il confronto one-to-one con un giornalista, altrimenti noto come “intervista”, prestami attenzione.

Hai ragione di desiderarla, la tua intervista, è una occasione fantastica sotto molti punti di vista. Se ben condotta sarà un elemento di grande valore per la tua comunicazione.

Ma è essenziale ricordare alcune banali regoline base (terra terra) per assicurarsi che, comunque vada, almeno non avrai fatto dei danni.

1. Non raccontare balle. Davvero, non serve. E’ ridicolo e pericoloso affermare che il tuo prodotto è stato praticamente adottato dalla famosa azienda XYZ quando hai solo un appuntamento settimana prossima per presentarti.  La persona che hai davanti magari conosce piuttosto bene il mercato in cui la tua azienda opera e sa chi utilizza cosa. Lo stesso dicasi per fatturati, tassi di crescita etc. etc. Davvero, è anche poco dignitoso.

2. Non esiste l’out of the record. L’espressione “ma questo non lo scriva” è priva di significato e totalmente fuori contesto. Immagina di essere intervistato “live” sulle reti nazionali : non puoi cancellare un bel niente.

2bis. Raccomandazione legata al punto precedente: non hai il “diritto” di avere il testo dell’intervista prima della pubblicazione ( a meno che non sia un servizio a pagamento). Non puoi fare la maestrina dalla penna rossa e pretendere di correggere quello che ti pare. A volte hai la possibilità di farlo per la cortesia e disponibilità del redattore, ma non è assolutamente una regola.

3. Non parlare male dei concorrenti. E’ davvero un atteggiamento arrogante e fastidioso. Concentrati sulla tua azienda, sulle tue competenze e sui vantaggi che i tuoi clienti trarranno dall’averti scelto. Se hai bisogno di denigrare i tuoi competitor dai un grave segnale di debolezza.

 

 

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