Letture varie del giorno

 

Ma cos’è il Content Marketing ? (back to basics) LINK

Come sono cambiati i social media LINK

Social Media e Content Marketing LINK

 

 

 

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7 segreti dei social media


Questo articolo pubblicato da Enterpreneur.com evidenzia alcuni interessanti  ”segreti” dei social media che sarebbe opportuno non (fingere di) ignorare.

Li riassumo qui si seguito invitandovi alla lettura per approfondirli.

1. Il social media marketing non è gratuito.

2. Non c’è uno “schema” prevedibile e ripetibile per il successo

3. Occorrono molti follower  prima che le attività di social media marketing comincino a ripagarvi

4. Le piattaforme che scegliete definiscono e limitano il vostro reach

5. I dati non dicono tutto

6. Adattarsi costantemente a nuove piattaforme e trend è importante, ma sfiancante

7. Rimpiangerete spesso cose che non avete fatto o avete fatto nel modo sbagliato.

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Interagire coi consumatori sui social (Managing the negatives)

Sono molti i brand che si lanciano sui social media senza avere chiarito prima alcune regole di base, senza le quali la presenza su Twitter o Facebook non solo è inutile, ma può risultare addirittura disastrosa. Un interessante articolo di Katie Cooper.

http://www.business2community.com/social-media/managing-negatives-5-tips-handling-customer-complaints-social-01207798

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Convergenza obbligatoria

Marketing e PR: se non c’è convergenza, non ci sono risultati.
Questo articolo di Renee Spurlin (vice president of analytics and digital marketing di AR|PR ) ribadisce un concetto apparentemente banale, ma spesso ignorato in azienda, con risultati sconfortanti e relativo spreco di risorse.

Convergence: the intersection of Marketing e PR

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Farsi intervistare: tre regole base perché non diventi un boomerang. (Interview Blues)

Caro manager che non vedi l’ora di dare visibilità alla tua azienda e alla tua persona attraverso il confronto one-to-one con un giornalista, altrimenti noto come “intervista”, prestami attenzione.

Hai ragione di desiderarla, la tua intervista, è una occasione fantastica sotto molti punti di vista. Se ben condotta sarà un elemento di grande valore per la tua comunicazione.

Ma è essenziale ricordare alcune banali regoline base (terra terra) per assicurarsi che, comunque vada, almeno non avrai fatto dei danni.

1. Non raccontare balle. Davvero, non serve. E’ ridicolo e pericoloso affermare che il tuo prodotto è stato praticamente adottato dalla famosa azienda XYZ quando hai solo un appuntamento settimana prossima per presentarti.  La persona che hai davanti magari conosce piuttosto bene il mercato in cui la tua azienda opera e sa chi utilizza cosa. Lo stesso dicasi per fatturati, tassi di crescita etc. etc. Davvero, è anche poco dignitoso.

2. Non esiste l’out of the record. L’espressione “ma questo non lo scriva” è priva di significato e totalmente fuori contesto. Immagina di essere intervistato “live” sulle reti nazionali : non puoi cancellare un bel niente.

2bis. Raccomandazione legata al punto precedente: non hai il “diritto” di avere il testo dell’intervista prima della pubblicazione ( a meno che non sia un servizio a pagamento). Non puoi fare la maestrina dalla penna rossa e pretendere di correggere quello che ti pare. A volte hai la possibilità di farlo per la cortesia e disponibilità del redattore, ma non è assolutamente una regola.

3. Non parlare male dei concorrenti. E’ davvero un atteggiamento arrogante e fastidioso. Concentrati sulla tua azienda, sulle tue competenze e sui vantaggi che i tuoi clienti trarranno dall’averti scelto. Se hai bisogno di denigrare i tuoi competitor dai un grave segnale di debolezza.

 

 

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Content Marketing, una risorsa formidabile ma sottoutilizzata.

Di contenuti aziendali si parla spesso, ed è ampiamente riconosciuto che sono il vero valore dell’attività di comunicazione, il carburante che alimenta un posizionamento forte e chiaro e quindi un vero motore di business.

Ma le aziende si scordano spesso di gestire in modo organizzato e strategico questo fondamentale asset e non implementano in modo continuativo e dinamico una attività non solo di enorme valore, ma anche caratterizzata da un elevato rapporto tra valore dei risultati e costi.

Risorse:

http://contentmarketinginstitute.com/what-is-content-marketing/

https://econsultancy.com/blog/66951-seven-golden-rules-for-content-marketing/

 

 

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Se non è integrata col resto del business, allora è inutile (PR & marketing & sales Blues)

Un ottimo articolo di  Diane Schwartz (Senior VP & Group PublisherMedia/PR Group) ribadisce un concetto talmente banale da essere spesso ignorato dalla comunicazione aziendale.

 

“…Le tre leve della Comunicazione – PR, Marketing, Vendite – sono al loro meglio quando lavorano insieme, non separatamente. La maggior parte dei professionisti della comunicazione e strateghi sono d’accordo con questa premessa, ma in realtà frustrazioni varie,  vincoli di bilancio e obiettivi contrastanti possono prevenire i tre attori  persino dal voler lavorare insieme.”

La condivisione e la comprensione degli obbiettivi e delle strategie seguite da marketing, vendite e PR dovrebbe essere un modus operandi costante in azienda, e tutti ne trarrebbero sicuramente grandi vantaggi , in primis il business.

Personalmente ricordo come una delle esperienze professionali più interessanti le tre giornate passate in negozio a vendere i forni a microonde e i robot da cucina di cui ero product manager in azienda: mettersi nei panni degli altri è sempre uno straordinario arricchimento.

L’articolo di Diane.

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Interagire coi consumatori sui social: vietato improvvisare. (Improvvisation Blues)

Sono molti i brand che si “lanciano” sui social media senza avere chiarito prima alcune regole di base, senza le quali la presenza su Twitter o Fecebook non solo è inutile, ma può risultare addirittura disastrosa. Un interessante articolo di Katie Cooper ci ricorda alcuni capisaldi nella gestione, sempre molte delicata, dei commenti negativi.

1. Il primo punto, per quanto possa sembrare banale, è forse il più disatteso: non cancellare i commenti negativi. Fare finta che i consumatori insoddisfatti non esistano è a dir poco infantile e ha inoltre un sicuro effetto collaterale: il consumatore che vede il suo commento cancellato trasferirà il suo reclamo (condito dalla giusta rabbia per essere stato per di più vittima di una cancellazione) in tutti gli altri ambiti per lui raggiungibili, con il risultato di “espandere” ulteriormente il problema. (Resta ovviamente inteso che si ha tutto il diritto di cancellare commenti volgari, razzisti, violenti, etc. )

2. Il secondo riguarda un altro aspetto chiave : la tempistica di risposta. Non c’è dubbio che il motivo principale per cui un consumatore posta un commento negativo è che ha un problema da risolvere e si aspetta che qualcuno lo aiuti. Un commento negativo deve essere gestito nel più breve tempo possibile: l’ideale sarebbe entro un’ora. Anche se non si ha la possibilità di proporre una soluzione completa e immediata, occorre comunque mostrare che il commento non è stato ignorato e che si sta lavorando per cercare di risolvere la questione.

3. Se l’azienda ha sbagliato,  si scusa e, aggiungerei,  propone un rimedio. La capacità di ammettere uno sbaglio deve essere vista come un punto di forza dell’azienda, che dimostra senso di responsabilità ed etica verso i suoi clienti.

4. Cercare di spostare la conversazione offline quando è necessario. Non sempre è opportuno tentare di risolvere un problema complesso o delicato in modo pubblico. In questi casi è meglio cercare di spostare il dialogo in sede privata, telefonicamente o via email . Personalmente ritengo che la cosa importante sia comunque mostrare pubblicamente di non aver ignorato il problema e di essersi impegnati per risolverlo col cliente.

5. Reagire nel modo più appropriato ai troll. Purtroppo a volte occorre fronteggiare la presenza di questi personaggi, che sono per loro natura portatori di negatività fine a se’ stessa, inutile e puramente distruttiva, e i cui commenti non sono in realtà gestibili. Le strategie possibili sono varie, dalle reazione attraverso lo humor alla esibizione di fatti e prove cui non possono controbattere.  Qui un interessante articolo per approfondire: http://www.socialmediaexaminer.com/social-media-trolls/

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Il comunicato stampa non è morto: muoiono all’istante quelli fatti male. (Press Release Life Blues)

Il caro, vecchio comunicato stampa rimane, quando utilizzato correttamente, un ottimo strumento per la comunicazione delle aziende verso i media. Certamente vi sono comunicati stampa che, per una serie di motivi, sono destinati a morire pochi istanti dopo essere stati ricevuti.

Leggendo su Facebook i commenti di molti giornalisti sembra che siano totalmente ignorati tutti i principi di base per un comunicato che possa divenire una vera risorsa per il giornalista e, di conseguenza, per l’azienda che vuole comunicare.

Una interessante infografica proposta da Kevin Allen su PRdaily  offre alcuni suggerimenti per evitare che il comunicato finisca tristemente nel cestino invece di divenire un contenuto.

Vediamo alcuni spunti  offerti da Kevin:

1 ) Il titolo non deve essere troppo lungo.

2 ) Prestare attenzione alle parole chiave utilizzate.

3 ) Ottimizzare i primi due paragrafi del comunicato, che devono contenere i messaggi chiave.

4) Utilizzare link per per permettere approfondimenti e ampliamenti dei contenuti, ad esempio articoli di scenario. Inserite solo link realmente concernenti, senza ripeterli più volte.

5) Evitate, per quanto possibile,  qualsiasi tipo di “gergo” tecnologico o aziendale.

6 ) Evitate simboli inutili, come TM e  ® dopo il nome del prodotto o il brand.

7 ) Inserite, se disponibili, altri media di supporto, immagini (quelle leggere per l’online, ed eventualmente un link per quelle in alta definizione) e video, purché linkati e non in attachment.

8 ) Utilizzate l’URL completo del sito web invece del solo nome dell’azienda.

9 ) Se possibile inserite una vera e propria “call to action” per il giornalista, senza dimenticare che  deve realmente offrire qualcosa.

10) Sfruttate le potenzialità dei canali social attivi per diffondere il comunicato.

 

 

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Le PR, queste sconosciute (“What the hell is PR?” Blues)

Nel corso della nostra attività incontriamo talvolta manager e imprenditori che mostrano una discreta (a volte sconvolgente) assenza di cognizioni su cosa siano le PR, quali benefici possano portare al business aziendale, cosa comporta intraprendere una attività di PR, e, soprattutto, cosa è corretto aspettarsi in termini di risultati.

Su quest’ultimo aspetto spesso le attese sono completamente fuori luogo e confondono le attività di comunicazione con dei coupon di sconto o con attività promozionali in senso stretto: “Tanto spendo in PR, tanto voglio vedere in fatturato” “Quanto vendo di più se esce un articolo ?”

E’ evidente che attivare una piano di comunicazione sulla base di una serie di fraintendimenti ed errate percezioni porta inevitabilmente a grandi delusioni e, soprattutto, a non raccogliere i frutti di un’attività di PR realizzata partendo dai giusti presupposti e ponendosi obbiettivi corretti.

Vi propongo come partenza per chiarirsi le idee il bell’articolo “What is PR? A definition for 2015” di Stuart Bruce (qui il link)

“It’s perhaps easier to say what PR isn’t, not what it is. PR isn’t publicity. PR isn’t spin. PR isn’t media relations. PR isn’t getting favourable media coverage and suppressing negative media coverage. However, PR can include these things. PR isn’t the same as marketing or advertising and definitely isn’t a subset of marketing as very often its objectives aren’t sales related and often not even directly finance related.”

Alla prossima…

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